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Falsa malattia

Licenziamento per giusta causa durante la falsa malattia

Nel caso in cui un lavoratore si assenti dal lavoro per motivi di salute che si scoprono essere in realtà insussistenti, si parla di falsa malattia.

 

Simulare una malattia (detta anche finta malattia) fa sì che vi sia un inadempimento del lavoratore così grave da non consentire la prosecuzione del rapporto di lavoro, anche in via provvisoria. L’attività di investigazione è finalizzata, appunto, ad acquisire prove che attestino che si tratti di un caso di falsa malattia. Ciò permette al datore di lavoro di procedere al licenziamento del lavoratore per giusta causa durante la malattia, anche nel caso in cui lo stato di malattia sia attestato dal certificato medico.

 

Secondo la sentenza n. 17113/2016 della Corte di Cassazione ciò che conta non è l’attestazione fatta dal medico curante, che può essere ingannato da simulazione, ma l’effettività della patologia, in quanto il lavoratore che si è procurato un certificato che dichiara una patologia in realtà inesistente, lede comunque il rapporto di fiducia con l’azienda e può essere motivo di licenziamento.

Come detto, infatti, il disporre di un certificato medico, non basta ad attestare la malattia del lavoratore qualora ci fossero elementi che provano lo stato di buona salute, come ad esempio lo svolgimento di attività motorie svolte dal lavoratore in malattia per influenza.

Proprio attraverso investigazioni finalizzate all'acquisizione di prove della simulazione malattia basate sull’osservazione di una serie di azioni e movimenti incompatibili con la malattia da quest’ultimo dichiarato, l’azienda può dimostrare l’illecito comportamento del dipendente, comprovando la simulazione fraudolenta dello stato di malattia con conseguente licenziamento.

Inoltre, la Corte di Cassazione con la sentenza n. 13676/2016 ha stabilito anche che durante la malattia, il lavoratore che compie qualsiasi attività che ne pregiudichi la guarigione, fa sì che il datore dubiti della correttezza dei rapporti presenti e futuri, giustificando il recesso al lavoratore in malattia dello svolgimento di qualsiasi attività che possa ritardarne il decorso, indipendentemente dalle attività, siano esse lavorative, domestiche o ricreative. Tutto ciò nell’interesse del lavoratore ammalato, che deve salvaguardarsi e osservare specifiche cautele sia al fine di un recupero delle proprie energie psico-fisiche più veloce sia nell’interesse del datore di lavoro che potrebbe così avere celermente nuovamente a disposizione il dipendente.

Il know-how e le competenze del nostro personale fanno sì che le indagini investigative per la raccolta di evidenze probatorie, utili a supportare una legittima richiesta di violazione dell’obbligo di fedeltà, siano di supporto per i nostri Clienti e per i loro consulenti, così da fornire tutti gli elementi necessari per procedere al licenziamento per giusta causa nei confronti del lavoratore.

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