Infedeltà coniugale e separazione: il ruolo delle prove documentali

L’infedeltà coniugale può essere dimostrata, in caso di separazione giudiziale, portando davanti al giudice le prove documentali raccolte dall’agenzia di investigazione privata alla quale è stato affidato l’incarico di condurre l’indagine sul presunto tradimento del partner. La Legge stabilisce che possano essere portate in giudizio solo alcune prove, a condizione che siano state raccolte attraverso modalità di indagine legittime e non lesive nei confronti della privacy e della riservatezza del coniuge.

Cosa sono le prove documentali

Gli investigatori che hanno ricevuto l’incarico di raccogliere informazioni precise, puntuali e affidabili su commissione di un privato che sospetta della fedeltà del proprio coniuge hanno la possibilità di condurre l’indagine utilizzando tutti gli strumenti che hanno a disposizione. È importante che conoscano la legislazione vigente in materia per restituire al cliente dati che possano essere ritenuti validi come prove documentali in sede giudiziale.

Le prove documentali comprendono scritture private, contratti, diffide e atti pubblici. Rientrano in questa categoria di prove gli atti notarili e le lettere private, scritte di pugno e firmate, nelle quali il coniuge ammette il tradimento. Le fotocopie di questi documenti non sono considerate valide, a meno che non si tratti di copie certificate.

Le prove documentali: chat, email, sms, fotografie

In assenza del consenso del coniuge, non è possibile presentare come prove documentali chat, sms o email. Questi elementi, infatti, sono considerati ricostruzioni meccaniche che la controparte ha sempre la possibilità di contestare. Stessa cosa vale per le fotografie. Se il materiale fotografico di cui si dispone ritrae il coniuge nell’atto di un tradimento, ma quest’ultimo lo contesta, non può essere ritenuto valido durante il processo.

Se, invece, la contestazione da parte del partner non arriva, chat, sms, email e fotografie assumono valore di prova. Come stabilito dalla Legge, infatti, la mancata contestazione del materiale investigativo è un comportamento rilevante che obbliga il giudice ad acquisire tutti gli elementi raccolti come prova, senza effettuare ulteriori verifiche probatorie.

Infedeltà coniugale, causa di separazione e prove documentali: cosa dice la Legge

Generalmente, al termine dell’indagine investigativa condotta allo scopo di scoprire la verità circa il presunto tradimento del coniuge, gli investigatori privati si occupano della redazione di una relazione finale da consegnare al cliente e all’interno della quale sono contenute tutte le informazioni più rilevanti. La relazione include anche un rapporto scritto direttamente dall’investigatore. Il rapporto dell’agente, come stabilito dalla Legge, non rientra tra le prove documentali ammissibili durante il processo di separazione giudiziale. Le dichiarazioni dell’investigatore non sono ritenute sufficienti per provare la colpevolezza del coniuge. Tuttavia, questo ostacolo può essere superato chiamando l’investigatore a testimoniare davanti al giudice. La testimonianza orale, infatti, assume valore di prova e sostituisce il rapporto scritto.

Prova tipica dei processi di separazione coniugale sono le testimonianze, non solo quelle deposte dagli investigatori privati che hanno condotto le indagini, ma anche da tutti coloro che hanno assistito al tradimento o che ne abbiano avuto conoscenza diretta. I testimoni hanno la possibilità di deporre su fatti che hanno avuto luogo in loro presenza. In caso contrario, la validità della testimonianza è rimessa alla valutazione diretta del giudice.

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Fonti:

https://www.diritto.it/le-prove-a-carico-del-coniuge-che-tradisce/


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